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Misure cm. 200 x 170
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Danzare era il modo più spontaneo nelle mani dell’uomo per richiamare i favori della divinità o per promuovere aperture dell’anima verso l’alto; con le danze si arriva a dimenticare l’io, trascendere il corpo stesso e, annullandosi nell’armonia del gesto sacro, ci si abbandona ad inaspettati sentimenti di armonia e gioia.
La danza è come il disegno racchiude il simbolo, l’armonia, il ritmo, la forma.
Molto diffuse erano le danze in cerchio nelle quali ci si teneva per mano, sottolineando con il gesto di appartenere ad una stessa dimensione: esso infatti è l’anello di coralità, il dichiararsi simili pur restando fedeli alle proprie caratteristiche come i punti che compongono un cerchio.
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In questo si ritrova anche una simbologia molto forte: il movimento circolare riprende quello della terra e dei pianeti intorno al sole, e moto del firmamento intorno alla stella polare.
Nasceva così un senso di comunione e unione che consentiva di sentirsi parte di qualcosa di più grande: coltivare l’archetipo divino, essere parte di uno stesso mare come tante gocce d’acqua.
In particolare le donne riuscivano poi ad esternare quel fuoco latente che era in loro diventando “dispensatrici del sacro” e ognuna si sentiva sorella dell’altra.
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Ciascuna offrendo la propria anima e, nello stesso tempo, annullandosi nell’altro, in nome di quel senso di coralità che solo è in grado di portare ad aperture verso energie luminose ed armoniose.
Ciò era possibile perché vivevano in una realtà che esse stesse consideravano sacra: ogni momento della giornata, ogni atto era sacro: accudire i figli, sposarsi, curare il proprio corpo…i cicli e i ritmi erano quelli della natura “io personale” era molto ridotto, era più facile sentire il senso della coralità.
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La danza apriva per gli antichi alla conoscenza, non certo quella nozionistica e razionale, ma piuttosto a quella istintuale e talvolta a quella noetica (noesis = mente superiore).
La conoscenza istintuale avviene in modo naturale, è intuizione, sensazione interna e profonda che coinvolge la nostra parte sottile. Anticamente, i Terapeuti d’Alessandria misero a punto una messa di canti e danze, dove il movimento ed il suono provocavano il superamento di qualsiasi malattia, fino ad arrivare alla divinità, all’estasi, alla liberazione e all’armonia delle sfere.
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I Dervisci Roteanti o Mevlevi di Konia sono la continuità dei Terapeuti d’Alessandria.
La loro danza ci indica con chiarezza ed immediatezza la via per conoscere ciò che è trascendente: Dio. Per giungere ad un simile traguardo non si può che partire da uno svuotamento dell’io, grazie ai movimenti, ai passi e ai gesti che diventano sacri, ( cerchio, mani verso il cielo…).
La musica poi, che spesso ricorda suoni della natura, concede di poter arrivare al centro di noi stessi,luogo in cui ,come narra una antica leggenda indù, si nasconde la nostra vera essenza.
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La danza sacra nel mondo biblico |
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Presso gli Ebrei la danza è una viva manifestazione della vitalità, dell’esultanza e della festa di un popolo, che vive i rapporti in modo naturale, in cui tutte le dimensioni umane sono perfettamente integrate: istinti, mente, cuore, spirito. Nelle feste più importanti d’Israele la danza riveste un ruolo determinante. Pur se non codificata, fa parte delle cerimonie ufficiali con cui tutto il popolo esprime la propria lode ed il riferimento al ruolo delle danzatrici nelle processioni, in alcuni passi, è molto esplicito.
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Le danze ebraiche trovano la loro origine nelle danze orientali tipiche d’altri popoli che ne fanno anche un uso espressamente rituale, idolatrico e propiziatorio. Ma quando gli Ebrei se ne appropriano lo fanno con profondo senso del sacro e con l’intento di rivolgersi unicamente a Jhwh. La danza di ringraziamento di Maria per l’attraversata del mar Rosso, le altre danze con le quali si celebrava la vittoria, ritenendone Jhwh l’artefice, ed in particolare la danza di lode di Davide sono una manifestazione del culto vitale del popolo verso Dio. Davide danzando, non solo esprime gioiosamente col suo talento artistico la lode al Signore, ma esercita anche la sua funzione regale, sacerdotale e profetica. La sua danza è una danza processionale per l’intronizzazione dell’Arca e quindi un’autentica danza sacra, cultuale, religiosa e rituale. Anche nel libro dei Salmi, i diversi riferimenti alla danza, ci fanno supporre l’uso processionale liturgico.
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L’immagine della danza, infine, è usata anche in senso metaforico per designare sia la gioia dei tempi messianici (cfr. Ger 31, 13), sia il rapporto trinitario che intercorre nella creazione (cfr. Pr 8, 27-31). La Bibbia, quindi, ci conferisce diverse informazioni sull’effettivo utilizzo della danza in senso sacro da parte del popolo ebraico e dei suoi maggiori esponenti, ed esprime, simbolicamente con essa, anche la profondità delle relazioni tra le persone divine.
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