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Nel carcere di Verona, pennelli e colori hanno aperto una finestra
di profonda spiritualità in una realtà di grande sofferenza.
In un momento particolare per la realtà attuale del mondo carcerario,
il progetto realizzato nel carcere di Verona rappresenta forse una piccola
oasi alle difficili problematiche quotidiane. Il titolo con cui esordisce
la targa posta sul dipinto a muro nella casa circondariale di Montorio
- Verona ("Nel silenzio, l'incanto della vita") e le parole che seguono
(" Vivere la vita per lacerare lo spazio angusto dell'esistenza, per entrare
nell'eternità che non fa rumore"), sono pensieri nati dagli stessi allievi
dell'atelier del carcere per descrivere l'opera di 4x5 metri, realizzata
con colori ad olio in circa di 6 mesi di intenso lavoro . Immagini metafisiche
con rimandi al mondo classico della nostra storia dell'Arte (una famiglia
presa dall'opera di Michelangelo della Cappella Sistina) hanno coinvolto
un gruppo di 14 detenuti per diversi mesi affiancati dagli operatori del
Centro Espressione Visiva ( un atelier di arte- terapia che lavora da
più di 10 anni sul territorio veronese). Quest'opera rappresenta forse
una finestra aperta verso una spiritualità necessaria per accompagnare
e sostenere un cammino di sofferenza e di dolore. La stessa vicedirettrice
Antonella Forgione ribadisce che " sono stati messi a disposizione di
un gruppo , purtroppo necessariamente ridotto, degli strumenti straordinari,
pur nella loro semplicità: pennelli, tele e colori, in un'atmosfera delicata,
tale da conciliare il più possibile la riconciliazione dell'uomo col proprio
sé ed il sé degli altri. Quegli attrezzi, a dovere guidati, hanno così
incominciato a rappresentare il veicolo e l'ausilio attraverso i quali
l'uomo, solo con le mani, imparava a conoscersi, scrutandosi dentro; incanalava
in percorsi per nulla improvvisati emozioni altrimenti repressi o stridenti
; affinava la capacità di tirarle fuori e di dar loro vita sotto forma
di immagini e figure man mano meno inquietanti e drammatiche. Per loro
i colori scuri avevano la possibilità di divenire nel tempo colori tenui;
le tinte forti e calcate divenire più sfumate. Ciò che è diverso in questo
metodo di operare con l'arte è il servirsi di questa per lavorare anche
sulla persona: una bella " pretesa", si potrebbe dire, ma anche un modo
di intervenire che rende utile e positivo ogni risultato raggiunto. Non
ha importanza se il gruppo è composto da poche persone piuttosto che da
una folla: si tratta comunque di un investimento, anche da parte della
società", commenta la Forgione " che non può che trarre vantaggio dalla
consapevolizzazione anche di una sola persona, che, attraverso questo
percorso, riesca a vedere il proprio passato e a servirsene per costruire
il presente ed il futuro. In quest'epoca di contatti e di viaggi sempre
più virtuali, di rapporti interpersonali sempre più spersonalizzati e
spersonalizzanti, delle persone recluse "navigano" solo con la fantasia
e la creatività, scavalcando ed abbattendo - perché no- i confini angusti
della loro condizione. Tentando di ridurre le distanze, quelle fisiche
e quelle mentali. Provando a dialogare con sé e con il mondo del "fuori"
col solo linguaggio della creatività. Ricomponendo, così, come tanti tasselli
di un puzzle finalmente finito, il rapporto col proprio essere uomini
e con gli altri, non davanti ad una fredda tastiera, ma sopra una tela,
sulla quale apporre il proprio nome e cognome a reclamare la propria identità".
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Un'esperienza
intensa, come tutte quelle create e vissute da Centro di Espressione Visiva;
e una grande e altrettanto intensa partecipazione, visibile, palpabile
quasi e che si può misurare dall'atteggiamento di questo gruppo di artisti.
Un gruppo eterogeneo, per età e per aspettative: c'è chi, giovanissimo,
ha fatto un errore e gli è stato subito presentato il conto da pagare;
e ci sono braccia disegnare da tatuaggi che parlano di odio e di rabbia
mentre la mano, poco più in là, usa linee e colori che parlano di quiete
ed armonia. Infatti dice Maria Teresa Moroni ( resp. Centro), "nella filosofia
su cui poggia questo particolare metodo, l'arte può entrare nella nostra
vita come la chiave che finalmente apre porte che sembravano irreversibilmente
chiuse: il disegno e i colori diventano gli strumenti per appropriarsi
della propria vita, della sua quotidianità non più subita , ma scelta
e ritrovare, anche una dimensione sociale. Il mondo del carcere può sembrare
freddo, ostile, lontano; ma guardando attentamente si scopre che pulsa
di emozioni forti, certamente particolari e complesse accolte e compresse
per ovvie ragioni in una dimensione di vita giornaliera che dilata lo
spazio e il tempo fino a creare una coltre di apatia soffocante. L'opera
realizzata a muro ha lacerato questa pesante coltre guidando le persone
coinvolte alla scoperta delle leggi della vita: armonia, bellezza, poesia.
Campiture di colore intense e soffuse avvolgono l'occhio dell'osservatore
per trascinarlo in rimandi di visioni antiche che raccontano di bisogni
ancestrali. Una natura rigogliosa, potente e avvolgente, circonda e protegge
l'uomo nei suoi affetti più cari: la famiglia, una natura che vibra della
sua energia vitale e spinge l'uomo ad orizzonti lontani; trascinando nella
sua potente scia anche chi rimane in attesa agli argini. Il ritmo lento
e leggero del pennello ha travolto nella sua quiete forza la disperazione
e la rabbia dei reclusi trasformandola in un forte desiderio di ritornare
al centro del proprio essere per vivere frammenti di " non tempo" che
parlano di eternità. Come, infatti, riporta uno degli allievi all'interno
del carcere " purtroppo la realtà che ci circonda è molto amara, e il
rituale di sempre è : quando verrà domani! Il contatto con l'arte distoglie
da quei pensieri oppressivi che occupano crudeli la mente e la dimestichezza
che si acquisisce con pennelli e colori ci fa capire che nonostante le
avversità della vita noi esistiamo ancora. Il carcere è un luogo di continue
riflessioni e solo chi lo vive ne conosce le vere sofferenze. Ti manca
tutto e sei circondato da niente ; la dignità viene calpestata quotidianamente.
Le ansie e le angosce e le depressioni sono le uniche compagne fedeli
che ti restano accanto per tutto il percorso. A noi è stata offerta la
possibilità di conoscere un mondo che prima non ci sfiorava nemmeno e
man mano che ci siamo addentrati, ci siamo lasciati coinvolgere acquisendo
ricchezze interiori, scoprendo emozioni nuove che ci danno l'opportunità
di evadere almeno in parte dalle nostre giornate."
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La Bottega d'Arte
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Verona - Italy
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